leuca Salento

 

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FREELANCE...QUANDO POSSO...FORSE TROPPO CRITICO...MA APPREZZATO...IMPRECISO ? SEMPRE !....MI PIACE SCRIVERE, MA FORSE MEGLIO DIRE PASTICCIARE E SENZA UN CORRETTORE DI BOZZE, ERRORI A NON FINIRE E SGRAMMATURE IMPERDONABILI...PASSARE OLTRE ! IL PENSIERO NEL RAPPORTO CON IL MONDO EVOLVE CON LA CRITICA NON CON L'OMOLOGAZIONE E LE FACILI SUGGESTIONI....

Titolo : Discussioni inutili sui Voucher mentre i Social sono I nuovi mascherati datori di lavoro e momenti primordiali nella costruzione di merci e servizi al consumo in un mondo che cambia sempre più velocemente. Appunti

DATA INSERIMENTO : 26/03/2017

Leuca

 



brand ‹brä′nd› s. ingl. (propr. «marca, marchio»; pl. brands ‹brä′nds›), usato in ital. al masch. – Nel linguaggio della pubblicità e del marketing aziendale, marchio di fabbrica.

La definizione viene dalla enciclopedia Treccani e risulta semplificata dove oggi il brand supera i confini del marchio e diventa una espressione molto piu articolata e vicina all'essere , alla persona,al gruppo che in esso si identifica, alla comunità attraverso il quale afferma la propria visione del mondo, il proprio modo di essere, il proprio carattere e le proprie sensibilita .

Il brand come prodotto dal basso per essere poi amplificato nelle casse di risonanza mediale e non imposto, il brand come identità che si esercita perseguendolo, coltivandolo, usandolo, acquistandolo non solo in termini economici, ma anche nei termini di una esposizione ad esso poichè ritenuto interessante nei termini,come dicevo, della espressione non solo di un marchio,ma di una soggettività condivisa, non a caso l’industria della comunicazione individua nelle profilazioni, ad esempio su youtube, il numero di visualizazioni per derivarne una tendenza dei giovani e conseguentemente da essa partire per creare il prodotto da commercializzare nella comunicazione di massa su piattaforme differenti o amplificatori di senso sino all’implosione.

E il caso di Diego Fusaro, Adrian Fartade,Andrea Mignone,Elia Bombardelli, Vsauce e tanti altri youtuber che creano un brand,( a parte il riscontro di persone che riscoprono materie che gli erano odiose dà un’enorme gratificazione) ma che poi vengono assorbiti dai grandi colossi mediali perchè questa è la logica, attraverso di essi se ne giova una industria vera e propria del intrattenimento o nel caso di Adrian Fartade l’industria aereo spaziale a caccia di centralità dopo anni di bugie e fallimenti in un quadro di nuove speranze : lo Spazio come ultima frontiera o ultima dimora dei nostri sogni.

I divulgatori sono i nuovi paladini dell’industria mediatica moderna. Non è discutibile la loro esistenza mediatica, ma di cosa sono il prodotto, la generazione del copia incolla, il filosofo Diego Fusaro che in realtà, stipendiato dalla Università è uno storico della filosofia che se ne guarda bene ad indicare o proporre le soluzioni o filosofie originali, se non ricordando Gramsci, Hegel, Marx nei termini antifilologici e oggi anche improponibili in un momento dove le relazioni, il centro rispetto alla periferia sono completamente ribaltati e non esiste la classe operaia come era intesa nel secolo scorso o poco più. Ricordo quando per dire poche cose venne a Castrignano del Capo pagato mille euro con una platea di appena 10 ragazzi delle scuole medie ... evidentemente è mancato l’ambiente idoneo adattato allo scopo. E per ambiente non intendo solo lo spazio fisico. Infatti appena arrivò il vescovo e il suo carisma l’aria si elettrizzò trasformando ogni cosa e il tutto si trasformò in un luogo contaminato e del non detto.

Artifici folli , ma contemporanei. Questi hanno una loro vita sino a quando sono mediati e intorno a loro si costruisce quel consenso sufficente affinchè si trovino a loro agio perchè espressione di giochi ben più ampi e articolati, poi il nulla, ritornano ai margini, quando la rete del consenso ad un tratto appare satura o disinteressata .

Il consenso come energia. Il consenso nato dal media come energia monca, una esile fiamma pronta a spegnersi alla lieve brezza, una fiamma che va continuamente alimentata da artifizi, ma pur sempre una esile fiamma, non potrebbe essere altrimenti, sarebbe pericoloso per gli equilibri consolidati.

Dinamiche e processi e paradigmi della comunicazione di indubbio interesse le quali veicolano denaro e tante illusioni che passano attraverso il media come sincerate verità.

Ma torniamo al brand quando si materializza con il numero di click o visualizzazioni. Chi c’è dietro ? Una industria fallimentare incapace o in difficoltà e che oggi corre al rinnovamento nel cercare prodotti innovativi e nuovi mercati dove il vecchio pur ancora valido è divenuto insostenibile nella produzione, vendita, distribuzione e mantenimento per gli elevati costi . Solo apparati industriali e mascherate libertà nel momento in cui operano per elevare l’uomo e la sua complessità verso lo svuotamento di senso. Non esiste solo una industria della comunicazione, esiste una industria della produzione,ma anche , complice, della formazione alle nuove tecnologie per diffondere e ampliare l’area di utilizzo e diffusione delle stesse svendendo questi nuovi orizzonti come promettenti, moderni,necessari,insostituibili, ma che in realtà sono fucine delle moderne illusioni,del precariato, dove il licenziamento del brand e di tutto cio a cui è relazionato compreso le persone, la comunità che in esso si identifica, non è prerogativa del potere industriale e le sue relazioni come un tempo, ma delle masse che indirizzano i loro click nei termini dinamici. La virtualizzazione mostra la sua essenza diabolica e crea nuovi problemi ovvero forme di successo del brand a tempo.

La comunicazione cosi asservita all’industria e alla sua drammatica necessità ad esistere deve produrre continuamente ennesimi universi simbolici attraverso il brand in un agire corale e interdipendente nonchè convergente al monopolio dei variegati Social che attraverso servizi gratuiti attraggono nuove profilazioni che altro non sono che incroci di travi di una costruzione assai più complessa che sfugge alla comprensione immediata, si pensi ad esempio al Multi Level Marketing che oggi è divenuto NetWork Marketing , ai BitCoin, ecc. che illudono i singoli ai giganteschi guadagni in poco tempo.

Tutte attività dove l’elemento tecnologico è lo strumento fondamentale per porle in essere e che non viene in aiuto per caso, ma fa parte di un disegno e una strategia messa a punto a tavolino. Un bel groviglio ove urge districarsi senza ferirsi o deludersi, vero ?

Continua....

Walter Petese
Replica

 

 
 

 

IL SUD SALENTO CHE LAVORA E CHE VUOLE LAVORARE

leafIl Mezzogiorno non è assistito ma partecipa a un sistema economico che mantiene alto il potere d’acquisto delle regioni settentrionali . Paolo Savona, economista e presidente della Banca di Roma evidenziò come occorra concentrare l’attenzione verso i settori economici che aumentano il potere d’acquisto sui territori, che devono sviluppare la capacità di esportare verso l’esterno. In particolare, Savona ha invitato a ridurre la dipendenza alimentare, in quanto consumare prodotti del territorio è vantaggioso per il Sud dell'Italia. Basta con il mito del Sud assistito e che non lavora, questa idea populista nasce nei salotti di una certa borghesia o classe politica insieme all'idea di sfruttare il Sud e impoverirlo e poi dargli anche la colpa.