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FREELANCE...QUANDO POSSO...FORSE TROPPO CRITICO...MA APPREZZATO...IMPRECISO ? SEMPRE !....MI PIACE SCRIVERE, MA FORSE MEGLIO DIRE PASTICCIARE E SENZA UN CORRETTORE DI BOZZE, ERRORI A NON FINIRE E SGRAMMATURE IMPERDONABILI...PASSARE OLTRE ! IL PENSIERO NEL RAPPORTO CON IL MONDO EVOLVE CON LA CRITICA NON CON L'OMOLOGAZIONE E LE FACILI SUGGESTIONI....

Titolo : LEUCA E LE LOGICHE DISASTROSE DEL CAPITALE IN PIENO NEOLIBERISMO

DATA INSERIMENTO : 14/01/2018

Leuca

 

Queste logiche determinano la nostra vita e il futuro di tutti noi nel momento in cui conducono forzatamente al congelamento di ogni spinta innovativa o di sviluppo economico nell'interesse della comunità intera e in questo specifico caso del Capo di Leuca, del Comune di Castrignano e limitrofi.

Logiche di parte, troppo egoisti e svincolati dagli interessi della comunità, del bene pubblico, logiche della parte più ricca, vicina al potere politico, che attraverso di esse determinano l'assetto di un territorio nei termini monopolistici. Conservano beni sino al punto del loro stesso degrado perchè sperano di ottenere la massimizzazione dei profitti da una ipotetica congiuntura che ahimè sarebbe oggi davvero utopico credere che si presenterà a loro vantaggio. I tempi sono quelli che sono.

Ma non solo, esistono anche gli enti e le istituzioni che hanno beni abbandonati per i quali la complessa burocrazia e insanabili contenziosi non ne permettono l'utilizzo,la valorizzazione e conseguentemente lo sviluppo del territorio, uno di questi è la Colonia Scarciglia.

Un bene in particolare è anche la torre settecentesca dell' Omo Morto sita in Leuca e di proprietà privata, sulla quale da Ivagnes in poi, nessun amministratore di ,in questo caso, buoni propositi è riuscito ad ottenere il comodato d'uso almeno trentennale, condizione imprescindibile per beneficiare di finanziamenti pubblici e attivare i necessari lavori di restauro, valorizzazione e destinazione per scopi di rilevanza pubblica. Indubbi vantaggi sarebbero stati siglati per la proprietà privata che preferisce nuovamente lo stato di incuriua e abbandono di un bene di rilevanza storica-culturale e dunque pubblica e che potrebbe produrre turismo e ricchezza...; poprietà privata i cui titolari non risiedono sul territorio e conseguentemente non comprendono e preferiscono l'indifferenza.

Le logiche sono sempre quelle, anche se il concetto di proprietà privata dall'800 ad oggi ha subito una notevole trasformazione ovvero non è ritenuto più un diritto intoccabile quando contrasta, detta non in termini rigorosi della dottrina del diritto, gli interessi di una comunità ovvero gli interessi pubblici dello Stato sovrano, sino a rasentare il pericolo o il degrado totale.

Lo scenario più esteso diventa paradossale quando gli stessi principi si evocano e in funzione di questi , in passato, si procedette alla demolizione di una altro edificio abbandonato all'incuria, denominato "Le Terrazze", per poi doverlo ripristinare e ricostruire.... Oggi questo stesso edificio si ritrova nelle stesse condizioni di ieri, senza infissi e completamente aperto alle intemperie che lentamente e nuovamente ne minano la sua staticità, le sue forme, la sua integrità. Impossibile immaginare una migliore destinazione nell'interesse della intera comunità. Altra beffa.

Esiste un dato interessante : i titolari di questi beni non hanno vita sociale nel paese, ne sembrano estranei... e risultano schivi ed enormemente riservati...sarebbe di indubbio interesse sapere cosa ne pensano...e quali orientamenti e soluzioni porrebbero alle loro rispettabili ragioni.

Ma non finisce qui, vi sono altri edifici nelle stesse condizioni e ancora in balia di contenziosi legali insanabili che si trascinano da anni.

Non esistono strumenti di intervento, la legge e le normative dimostrano qui la loro inadeguatezza, l'eccessiva burocratizzazione ha completamente estorto alle popolazioni locali le possibilità di sviluppo , di creare opportunità, economia e in un momento dove esiste una estrema esigenza per salvarsi o meglio salvare le future generazioni da un Capo di Leuca che si trova in una morsa di insensate costrizioni e paradossi che ben ricordano i più anziani. Ovvero un luogo dove il bene comune non trova dimora , come non trova dimora il diritto delle popolazioni residenti di autodeterminarsi (pescatori senza porto e mercato del pesce, turisti senza servizi, diporto solo per i benestanti, macchine senza parcheggi, pedoni senza marciapiedi, strade senza decoro, energia elettrica distribuita su palificazioni colme di ruggine senza manutenzione...) e dove ancora una voltà le spinte imprenditrici e giovani precipitano al punto 0 cosi schiacciate dalle condizioni particolari e generali nelle quali tentano di operare per crearsi un futuro. Il 2017 e il 2018 saranno ricordati come gli anni delle chiusure commerciali più traumatiche del Capo di Leuca. Cosa succede ?

Gli edifici esistenti, ma anche quelli mancanti come per esempio le aree destinate allo sviluppo, le nuove piazze non sono mai state pensate nei tempi dovuti, quando vigeva la speculazione edilizia sostenuta dai progettisti locali ed ora ci troviamo in estrema difficoltà quando ci si trova ad immaginare minimamente cosa fare e come farlo o peggio quando una amministrazione di ruolo impone scelte ed obblighi non sufficentmente ragionati o non facenti parte di un piano programmatico trasparente e ben preciso, costruito attaverso il dialogo e l'informazione pubblica, ancora una volta inesistente...o impossibile da sostenere perchè nella cultura del Sud il Comune e le modalità amministrative sono ancora impregnata da logiche feudali, accordi sotteranei, comunicazioni segrete, apparenti coinvolgimenti a tutela di chi detiene i grandi patrimoni e il potere politico che spesso non è espressione della comunità locale.

Ora che l'ultimo treno si affaccerebbe, venuto meno quello precedente delle zone franche, per ennesimi limiti delle leggi che lo avrebbero consentito con tutti i vantaggi di una generale defiscalizzazione che avrebbe dato rigore e forza alle attività commerciali tutte e non solo, ma che hanno prediletto altri territorio della regione Puglia; dicevo l'ultimo treno dove poter sperimentare un nuovo viaggio per il futuro è la Fusione dei Comuni, anche questa come le zone franche prevista e regolamentata dalle leggi e dai sistemi normativi.

La Fusione dei Comuni opportunità creata appositamente dal legislatore per abbattere le spese delle amministrazioni periferiche che nel caso particolare del Capo di Leuca sarebbero rappresentate dalla somma delle spese di tre comuni : Castrignano del Capo, Patù e Gagliano del Capo. Con la Fusione dei Comuni i tre comuni avrebbero una sola sede e si chiamerebbero diversamente,con un solo nome, mi pare Comune di Leuca o Comune del Capo di Leuca e si spera questo non crei resistenze ingiustificate, campanilismi inopportuni, miopie e quant'altro, poichè non esiste persona o famiglia che non abbia a cuore Leuca per una pluralità di motivi anche patrimoniali e commerciali oltre che relazionali.

Le conseguenze politiche e di significativa rappresentanza ai tavoli delle trattative in Provincia, in Regione e a Roma sarebbero senza precedenti, avremmo inoltre gettiti maggiori da Roma, dove adesso i Comuni singolarmente non ottengono che poche briciole e potremmo pensare ed operare meglio nei termini di distribuzione delle risorse nei settori o voci di bilancio in perenne crisi per mancanza di fondi.

Ora la domanda impellente è sapere, a tal proposito, cosa stà facendo il Signor Santo Papa sindaco di Castrignano del Capo insieme a coloro che si interessano ?, possono darne comunicazione pubblica sullo stato dell'arte ? e dei lavori in relazione alla Fusione dei Comuni ? I cittadini tutti vorrebbero sapere...ma sembra che la scaletta e le frequenze promesse dei suoi interventi pubblici in piazza, per rendere dotta la popolazione, del suo incessante operato, stia scemando...,vedremo.

Walter Petese
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IL SUD SALENTO CHE LAVORA E CHE VUOLE LAVORARE

leafIl Mezzogiorno non è assistito ma partecipa a un sistema economico che mantiene alto il potere d’acquisto delle regioni settentrionali . Paolo Savona, economista e presidente della Banca di Roma evidenziò come occorra concentrare l’attenzione verso i settori economici che aumentano il potere d’acquisto sui territori, che devono sviluppare la capacità di esportare verso l’esterno. In particolare, Savona ha invitato a ridurre la dipendenza alimentare, in quanto consumare prodotti del territorio è vantaggioso per il Sud dell'Italia. Basta con il mito del Sud assistito e che non lavora, questa idea populista nasce nei salotti di una certa borghesia o classe politica insieme all'idea di sfruttare il Sud e impoverirlo e poi dargli anche la colpa.